La vertenza di lavoro è detta anche denuncia di controversia di lavoro e corrisponde all’iniziativa che il lavoratore può portare avanti perché siano riconosciuti i propri diritti non rispettati dal datore di lavoro. Quando si può proporre vertenza? Esistono diversi casi, i principali sono:

Anomalie connesse alla retribuzione, ad esempio il mancato pagamento dello stipendio a fine mese, l’incentivo a firmare rinunce, fogli in bianco o buste paga con stipendi inferiori a quanto dovuto.
Anomalie relative al diritto alle ferie e ai permessi e più in generale all’orario di lavoro. Rientrano in questa fattispecie anche straordinari non pagati.
In caso in cui il lavoratore di licenziamento senza preavviso.
A seconda del diritto leso si avranno diverse tipologie di vertenza: vertenza economica, normativa, di licenziamento o di altro genere. Ma come si fa una vertenza?

Prima di tutto è opportuno sapere che la vertenza può essere promossa anche durante  il rapporto di lavoro e non solo al termine di questo. Per dettagli sulla procedura è possibile fare riferimento al sito Guidelavoro.net su cui è presente una guida completa in questa pagina. Dopo avere tentato di chiarire con il datore di lavoro ci si rivolge al sindacato di categoria. Questo, raccolte le prove, procede ai computi delle spettanze economiche. Il datore di lavoro verrà contatto, dal lavoratore o dal sindacato, per sollecitare quanto dovuto.

Se la conciliazione riesce il collegio di conciliazione costituito presso l’ufficio del lavoro stende un verbale firmato dalle parti in cui compaiono gli elementi chiave della conciliazioni. In caso contrario di avrà un ricorso per via giudiziale e la pratica verrà gestita da un legale convenzionato con il sindacato.
Il diritto alla vertenza cade in prescrizione dopo 5 anni.

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