Circa due anni fa ho lasciato quello per cui molti oggi farebbero carte false: un lavoro con contratto indeterminato.

Spesso quando ne parlo con persone appena conosciute, riesco a vedere nei loro occhi uno sguardo, come se volessero dirmi: «Ma tu sei completamente matto!»

Eppure ti assicuro che la mia non è stata una scelta istintiva. Ho riflettuto molto sulla mia vita professionale, ma soprattutto ho lavorato notte e giorno per concretizzarla.

Se mi leggi da tempo, sai quale sia il mio percorso lavorativo.

Tutti i giorni mi imbattevo in amici, conoscenti, parenti che si lamentavano del loro attuale impiego lavorativo. Vorrebbero, vorrebbero e vorrebbero ancora, ma poi non fanno nulla per cambiare!

Cambiare lavoro, richiede grande forza di volontà, motivazione alle stelle e soprattutto tanta preparazione. Una frase che mi sono sempre ripetuto, sin dai miei primi impieghi lavorativi è stata: «Non badare allo stipendio, ma cerca di apprendere qualcosa che tu possa rivenderti in seguito!»

Ho lavorato per delle multinazionali e ho ricoperto anche incarichi delicati, ma lo stipendo non cambiava molto da quello di un semplice impiegato allo sportello delle Poste (con tutto il rispetto per chi svolge questo lavoro!).

Se stai valutando l’idea di mollare il tuo lavoro, sei già a buon punto. Capire che vale la pena di prendere in considerazione l’eventualità di mollarlo è il primo passo per migliorare.

Il passo successivo? Porsi queste 3 domande:

Sono preda al panico?

Mollare e farsi prendere dal panico sono due cose diverse. Quest’ultima non è mai premeditata, ma ci coglie di sorpresa, impadronendosi di noi, inaspettatamente.

Mollare il lavoro quando si è presi dal panico è pericoloso e comporta costi elevati. Come ti ho spiegato all’inizio, per mollare un lavoro in modo intelligente occorre decidere in anticipo ciò che si intende abbandonare.

Puoi sempre mollare più tardi, quindi prima di decidere, aspetta che il panico sia svanito.

Cerco di influenzare qualcuno?

Se stai valutando l’idea di mollare il tuo lavoro, quasi certamente è perché non riesci a esercitare la tua influenza. Quando si ha un capo insopportabile, pensiamo soltanto a cambiare lavoro. Giusto?

Se cerchi di influenzare una sola persona, l’insistenza ha un limite. Se non sei riusciti a influenzarla, forse è davvero arrivato il momento di mollare.

Influenzare una persona è come scalare una parete: se ce la fai ai primi tentativi, tutto fila liscio, ma se non ce la fai, spesso ti accorgi che a ogni tentativo, la parete diventa più alta.

Quale progressi misurabili sto facendo?

Se stai cercando di avere successo in un lavoro, i casi sono tre: progredisci, regredisci o resti fermo. Se vuoi cambiare lavoro definitivamente, passando da una situazione disagiata ad un’altra di tuo gradimento, devi crescere e migliorare.

Spesso ci areniamo in situazioni in cui mollare sembra troppo faticoso, e allora ce ne stiamo lì, decidendo di non farlo perché è più facile. La perseveranza senza progressi, è uno spreco di energie.

Innanzi tutto, potresti iniziare a non limitarti dicendo: «Sopravvivere è già un successo!»

Conclusioni

Mollare un lavoro non significa rinunciare all’impresa di guadagnarsi da vivere. Mollare un lavoro non significa rinunciare a lavorare. Quel lavoro, è solo una tattica, un mezzo per arrivare a ciò che si vuole.

Nel momento in cui entriamo in un vicolo cieco, è giusto dire basta e cercarne uno migliore, perché ogni giorno di attesa ci allontana dall’obiettivo.

Un consiglio

Conosco amici che detestano il proprio lavoro o cercano un nuovo impiego con cui guadagnare di più. Nella stragrande maggioranza dei casi, quando gli chiedo cosa stanno facendo per concretizzare questo loro desiderio, mi dicono: «Sto spedendo curriculum da tutte la parti, ma nessuno mi richiama».

Vedi, se non c’è nessuno che mostra interesse per la tua figura professionale, se ti propongono lo stesso stipendio o ruolo, evidentemente è perché in quel momento non sei pronto per meritare altro.

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